Alaska Discovery – 3442

Prima parte

Allora, forse è giunto il momento di riprendere in mano la situa e tornare a parlare di viaggi, perché qui ultimamente si è battuta un po’ la fiacca (scusate, ero impegnata a traslocare), ma rieccoci.
Pronta a ricominciare…e da dove se non dall’Alaska?

  1. Introduzione
  2. Itinerario generale
  3. Mappa spostamenti – Stippl
  4. Prima fase : organizzazione
  5. Voli
  6. Esperienze/Escursioni
  7. The last frontier

Introduzione

Per potervi parlare di questo viaggio va fatta una premessa, perché forse è una delle parti più divertenti, quindi sedetevi comodi e prendete i pop corn.
Dopo il viaggio in Nepal, sono stata segnalata ad Avventure nel Mondo come papabile coordinatrice di viaggio e lo sono diventata, quindi a quell’epoca, dovevo scegliere un viaggio da coordinare per iniziare. Daniele, il mio mentore, mi aveva consigliato di fare domanda per un tot di viaggi “facili” (paesi vicini, itinerari rodati, molte partenze, insomma quei viaggi più semplici da organizzare) ma di richiedere anche un paio di viaggi “da sogno” (ovvero gli itinerari che mi stavano davvero a cuore).
[Per i peggiori, si c’è sempre da volare basso all’inizio e se pensate che non sia giusto, potete anche andare a portare avanti le vostre guerre da un’altra parte.]
Yes very sad… anyway, stilata la lista dei viaggi richiesti, in primavera è iniziato il periodo di attesa dell’assegnazione per i viaggi estivi. A fine Aprile tutti i viaggi “semplici” erano stati assegnati a qualcun altro e anche quelli che ho chiesto in seguito sono stati assegnati ad altri; quindi prima di partire per un mese di Giro D’Italia, dove controllare le email non era proprio semplicissimo, mi rimanevano in lista solo i miei due viaggi da sogno e qualche altro viaggio semplice richiesto all’ultimo.
Le tappe del Giro scorrono neanche troppo veloci ma ridendo, scherzando e guidando arriviamo alla fine e a pochi giorni dal termine di questa meravigliosa estenuante esperienza, una sera, una delle poche in cui sono riuscita a guardare il telefono, vedo un’email da AnM. Già pronta a leggere “ci dispiace, il viaggio è stato assegnato ad un altro coordinatore”, devo sgranare bene gli occhi per accorgermi che la frase questa volta è davvero “ti è stato assegnato un viaggio”; ma non finisce qui, perché era tempo di scoprire quale, per cui scorro veloce e leggo “3442 – Alaska Discovery”.
Ho riletto almeno una decina di volte, il mio primo viaggio da coordinatrice mi avrebbe portato in Alaska in 49 giorni, perché si, era il 1° giugno ed il viaggio era in partenza il 19 Luglio, 49 giorni per organizzare quasi un mese di viaggio letteralmente dall’altra parte del mondo con almeno 8 sconosciuti.

Itinerario generale

Il viaggio prevedeva di atterrare ad Anchorage, partire subito per Talkeetna per esplorare la zona del Denali, passare da Fairbanks, arrivare a McCarthy (ormai famosa per la serie Edge of Alaska, si abbiamo incrociato alcuni dei personaggi), per poi scendere verso Valdez, imbarcarci sul traghetto che ci avrebbe portati a Whittier (città dove tutti gli abitanti abitano in un solo palazzo), per poi continuare verso Seward, Homer, una visita veloce al Katmai National Park per vedere gli orsetti e poi rientrare ad Anchorage per rientrare.
Fino a qui (se non contiamo i 2500km di macchina che ci aspettavano) tutto bene se non che, controllando subito le disponibilità per il traghetto da Valdez a Whittier, scopro che, non c’è più disponibilità fino a settembre per effettuare la tratta; per cui via già a cambiare l’itinerario. Per fortuna, in Alaska, ci sono circa 10mila ghiacciai, mal contati perché si fa fatica e ci credo, per cui deviare la rotta non è stato così difficile, “Oh guarda là, un ghiacciaio, andiamo a vedere”.
Per sopperire però alla mancanza dell’avventura con il traghetto, oltre che a vedere un altro ghiacciaio, ho poi optato per fermarci anche nella zona di Cooper Landing per “rilassarci” un po’ dopo tutti i km macinati e dedicarci a qualche esperienza locale come la pesca (eravamo in pieno periodo di pesca al salmone) e il rafting (e qui, non aggiungo niente, perché chi c’era sta già ridendo).
Purtroppo abbiamo dovuto saltare alcune tappe ugualmente spettacolari, ma a volte si sa, se il tempo è limitato bisogna scegliere e per quanti giorni avessimo a disposizione noi, in Alaska non erano di sicuro sufficienti.
Possiamo però dire di aver fatto il grosso e di rientrare in quel 2% di popolazione che visita l’Alaska, arriva al Denali National Park e vede effettivamente il Denali perchè si becca una giornata della madonna per visitare il parco, si può vedere l’anche detto Mount McKinley dall’aereo, ma quella è un’altra avventura (che fortunatamente abbiamo portato a casa).

Mappa spostamenti – Stippl

Prima fase : organizzazione

Sinceramente, è successo tutto così in fretta che i ricordi di questa fase sono molto confusi, forse perché è passato un po’ di tempo o forse perché mandavo le email alle 2 di notte per ricevere delle risposte in tempi brevi, perché no, pensare di andare dall’altra parte del mondo con 15 persone non è stato così banale. Molte strutture non erano attrezzate per ospitare così “tante” persone e soprattutto d’estate i campeggi nei parchi nazionali si riempiono in fretta. Tra i ricordi più vivi c’è il fatto che è stato stranissimo prenotare strutture per 15 persone non sapendo neanche se ci sarebbero state (perché fino a quando non si iscrivono non sai in quanti siete a partire), ricordo di aver maledetto il sistema di campeggi che la prima disponibilità per delle piazzole al Denali National Park per i gruppi era per il 1° luglio ma del 2020 e non del 2019 e ricordo di aver avuto un attimo di panico quando ho ricevuto la prima chiamata da parte di un papabile viaggiatore che era interessato al viaggio.
Pian piano alcuni coraggiosi si sono iscritti e alla fine della fiera il viaggio è stato confermato con 8 persone. Io ed altre 7 anime pie che si sono affidate a me, nello specifico : Christian, Elena, Elsa, Giorgio, Mattia, Silvia e Simone, per me è stato un viaggio grandioso sotto tutti i punti di vista, ma senza di loro probabilmente sarebbe stato incredibilmente noioso. Quasi doveroso dedicare un singolo articolo a tutte le risate che ci siamo fatti (cito solo la scena del rafting che penso farà tornare il mal di pancia a tutti).


Ma tornando all’argomento principale, l’organizzazione del giro prevedeva sia delle notti in tenda che delle notti hotel, inutile dire che ho puntato sul sicuro visto che manco io ero così ferrata sull’argomento campeggio, per cui anche per non devastare troppo i miei viaggiatori avevo individuato di dormire in tenda solo nei parchi nazionali, dove le alternative di strutture in loco scarseggiavano o erano inesistenti. Spoiler, se poi piove e anche i partecipanti si stufano, le notti in tenda si riducono quasi azzerandosi, un po’ per fortuna (no, non sono una grande fan della camping life).
Abbiamo soggiornato un po’ in ogni tipologia di struttura, dagli alberghi, ai cabin, agli ostelli per non farci mancare un resort sciistico di lusso. L’apice l’abbiamo toccato quando Nonna Patty ci ha portato in quad, a vedere una catapecchia diroccata che sarebbe stata disposta ad affittarci per una notte, visto che era prevista pioggia e noi avevamo riservato un campeggio in mezzo al nulla dall’altra parte del McCarthy Bridge (landa ancora più desolata del villaggio stesso) che non ci sembrava un’ottima scelta. Caratteristico eh, ma dato che non avevamo previsto i vaccini contro tifo e colera, non ce la siamo sentita.
Quindi, ad ora mi sento di dire che in Alaska o si viaggia fuori stagione oppure bisogna muoversi con largo anticipo e mettere in preventivo che si spenderà e si spenderà tanto, perché spoiler ma neanche così tanto, è una meta costosa. Sia per le escursioni (che di base includono un viaggio in elicottero o in idrovolante per raggiungere la destinazione) ma anche per il cibo, gli alloggi e la benzina. Perché no, non è possibile girare l’Alaska senza un mezzo “privato” a mio avviso.
In tutto ciò devo anche fare i complimenti al gruppo (ad anni di distanza ma spero apprezzino lo stesso), perché il camping porta con sé un problema, ovvero nel nostro caso, portarsi la tenda dall’Italia perché acquistarla là sarebbe costato più o meno quanto noleggiare dei van. Voi potete pensare di fare i van lifer o di prendere un camper, noi all’epoca e per la tipologia di viaggio no, per cui qualcuno doveva sacrificare preziosi kili in valigia per farci stare la tenda. Con grande sorpresa non c’è stata nessuna discussione, i proprietari di tende hanno messo in conto il sacrificio e siamo riusciti ad arrivare nel 49esimo stato con 4 tende e tutti contenti. Al ritorno ci sono stati un po’ di scambi e magheggi ma, abbiamo portato a casa tutto.

Voli

Su questo aspetto non mi dilungherò molto, perché banalmente per arrivare in Alaska ci vogliono praticamente 24 ore e ci si gioca il tutto in base agli scali. Se poi volete far partire l’avventura da qui, chiedete a Giorgio come si viaggia sapendo che sarai l’unico a partire da Venezia, ti cancellano un volo, ti mettono su un altro, hai gli scali diversi da quelli del primo volo, arriverai in Alaska quasi 10 ore dopo il resto del gruppo e dovrai subito cacciarti in macchina perché le miglia non si percorrono da sole e non c’è tempo da perdere.
Diciamo che con le soluzioni di adesso potete anche pensare di fare uno scalo intermedio in qualche città e visitarla, prima di raggiungere Anchorage o Juneau.
In alternativa, sedetevi comodi, fate come noi e guardate film sull’arrampicata e piangete tutti insieme appassionatamente che fa sempre bene.
Ah e mi raccomando al cibo nello zaino quando arrivate al primo controllo negli States! Abbiamo dovuto discutere parecchio su cosa fossero dei Pan di Stelle prima di poter procedere verso l’ennesimo volo.

Esperienze/Escursioni

Tagliamo la testa al toro, parliamo subito della parte più costosa di questo viaggio così poi possiamo passare alle singole tappe e al disagio vero e proprio.
Mille sarebbero le cose da fare e mille saranno le cose che non farete a meno che non abbiate budget e tempo illimitati, per cui meglio essere preparati; nel nostro itinerario avevo incluso alcune esperienze facoltative che potessero farci vivere a pieno ogni angolo dei posti che avremmo visitato e nello specifico, avevo optato per:

  • Tour in bus di un giorno nel Denali National Park (e quando dico “un giorno” è perché l’escursione è veramente durata 12h, 6 per arrivare al Wonder Lake l’ultimo punto raggiungibile su strada e 6 per tornare indietro. Si, verso la fine oltre a vedere caribù, alci e quaglie, vedrete anche i draghi.)
  • Volo aereo con atterraggio sul Denali (Stan, il nome più da pilota che esista al mondo, ci ha portati a zonzo per per un bel po’, tanto che ci siamo persino addormentati tutti, il panorama è mozzafiato e ci sono rotte diverse in base a quanto tempo si ha a disposizione, però fare a palle di neve a più di 4000m è impagabile.)
  • Trekking sul ghiacciaio di McCarthy (si può fare anche arrampicata su ghiaccio e si può bere dell’acqua purissima e freschissima)
  • Rafting/Pesca al salmone nella zona di Soldotna (se pensate che il rafting sia qualcosa di adrenalinico, NON andate a farlo lì, vi passerà la poesia e vorrete solo buttarvi in acqua per movimentare l’esperienza altrimenti calma piatta)
    Nota per la pesca: è fortemente regolamentata, serve una licenza e non si possono pescare pesci a caso pensando di portarseli tutti a casa, per cui è bene informarsi in base a zona e periodo, però in molti lodge della zona potrete cucinarli la sera.
  • Visita al Katmai National Park and Reserve partendo da Homer, o per gli amici “le cascate con gli orsi del National Geographic” (una delle esperienze più significative in 27 anni di vita che secondo me ripaga il rene venduto per poterla fare, questa experience costa intorno ai 1000$, ma se come noi non avete la (s)fortuna di incontrare un orso lungo il vostro cammino in una giornata a caso, questo è il modo migliore per vederli in sicurezza, letteralmente, gli umani “in gabbia” (giustissimamente) per permettergli di vedere gli orsi agire indisturbati nel loro habitat)
  • Crociera nel Kenai Fjords National Park con partenza da Seward (una gioia per gli amanti dei ghiacciai, ma non solo, pescheranno anche piccoli iceberg per poterli vedere da vicino e potrete avvistare orche, balene, delfini, foche, case, libri, auto, viaggi e fogli di giornale)

Quasi tutti hanno fatto tutte le escursioni preventivate e ne abbiamo aggiunte altre, come il trekking per raggiungere l’Exit Glacier, una visita all’Alaska Wildlife Conservation Center e un passaggio in motoscafo per il Kachemak Bay State Park.
Inutile dire che tutto il pacchetto di attività ha inciso sul budget per più o meno metà della cifra, però come ho detto ai miei compagni di avventure “Pensate di tornarci presto in Alaska? Perché sinceramente non so quando a me ricapiterà di passare per di qua e farlo la prossima volta.”
Per cui, ragionate bene su cosa è sacrificabile per voi, piuttosto risparmiate in funzione di questa spesa, ma non tornate a casa pensando “chissà cosa mi sono perso”.

The last frontier

Credo di essermi già dilungata fin troppo per questo primo articolo ma da raccontare c’è veramente tanto ed è giusto, in onore del viaggio che è stato, dargli i giusti spazi, per cui concludo dicendovi che sto già lavorando sul prossimo articolo (indi per cui non dovrei metterci molto a farlo uscire, non mi odiate per favore, lo faccio anche per voi, per non scrivervi cavolate). Nel frattempo, se volete portarvi un po’ avanti riguardo le info del viaggio potete trovare un bel po’ di materiale qui : Avventure nel Mondo – Alaska Discovery.

A presto
e buone disavventure!

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