Prima parte

Questo articolo è dedicato a Daniele e Patrizia, la loro passione per i viaggi è stata quella scintilla in più che mi ha spinto ad andare sempre un po’ più lontano. Grazie.
Sarà ovviamente lungo anche questo articolo, sempre perché il dono della sintesi è riservato ad altri ambiti e non ai racconti di viaggio per cui qui c’è l’indice dei paragrafi, divertitevi.
Con tutta probabilità anche in questo caso divideremo il tutto in tre parti, questa volta però non prometto niente perché come minimo poi passano due mesi prima di pubblicare la seconda parte.
- Introduzione generale
- Kathmandu
- Pokhara
- Trekking in Nepal
- Servono davvero delle guide per visitare il paese?
- Annapurna Circuit
Introduzione generale
Allora lacrimucce a parte, che probabilmente scorreranno a fiumi mentre scriverò questi articoli sui viaggi passati, dovete sapere che inizialmente non organizzavo nulla da sola, ma mi affidavo ad Avventure nel mondo.
(P.s. No, non vengo pagata per scrivervi di loro, ma sono una famiglia meravigliosa, di cui anche se defilatamente, continuo a far parte e se può essere utile a qualcuno perché non citarli)
Avevo circa 20 anni, andare in giro sola soletta non è mai stato uno dei miei più grandi obiettivi anche perché già sono malmostosa di mio, se pure fossi partita da sola probabilmente mi sarei davvero trasferita in un monastero in Tibet senza più tornare, per cui avevo deciso di affidarmi a questa agenzia che mi era già cara.
Il Nepal si è manifestato in un momento in cui avevo bisogno di ritrovare un po’ la mia bussola personale e dalla descrizione del viaggio mi sembrava abbastanza impegnativo da farmi dare una svegliata, quindi decisi di iscrivermi a Tutto Nepal, un viaggio di 16 giorni circa che comprendeva visite alle città principali ma anche un trekking.
Spoiler : la vacanza è un trekking, si cammina tanto e ovunque ma ne vale davvero la pena.
Il nostro gruppo è partito il 3 Agosto ed è rientrato il 18 Agosto del 2018, e come dice il buon Daniele “chi vi racconta che in Nepal ad agosto non piove così tanto, MENTE.”
I monsoni si sono fatti sentire durante tutta la vacanza ma alla fine un po’ di pioggia non ha mai fermato nessuno, per cui sempre pronti ad indossare il nostro impermeabile ci siamo avventurati in questo paese maestoso.
L’unica vera pecca è che le nuvole coprono spesso le montagne, anche le più iconiche, ma questo vuol solo dire che quando le vedrete esulterete molto più forte (noi siamo stati davvero presi dalla pazzia generale quando siamo riusciti a vederle).
Il clima è davvero dei più vari, fa caldo, è umido, ma nei templi ti devi coprire e se poi piove si rinfresca, un po’ come alla sera per cui la vostra valigia dovrà essere pronta a tutto, soprattutto se pensate di includere un trekking.
Ma non perdiamoci in chiacchiere e passiamo all’itinerario e alle disavventure!

Kathmandu
Ok, prima di arrivarci a Kath bisogna ricordare che comunque si parte con del disagio e che per iniziare il viaggio proprio con il botto, per un ritardo aereo abbiamo rischiato di perdere la coincidenza ad Istanbul. Vi risparmio il dettaglio delle scene pietose che abbiamo messo in atto per evitare questo, soprattutto per la parte del gruppo che arrivava da Roma, il cui volo era ancora più in ritardo del nostro da Milano. Ma eccoci, finalmente sul volo per la capitale nepalese, 16 sconosciuti che già avevano dovuto far squadra per ovviare alla disgrazia, forse questo ha contribuito a formare l’intesa che ci siamo portati dietro fino alla fine? Non lo so, ma di sicuro ci ha fatto fare già molte risate e brindisi prima dell’atterraggio.
L’aeroporto internazionale Tribhuvan già regala un assaggio di ciò che c’è al di fuori, ovvero il caos e migliaia di mersone. Le valige credo di ricordarmi che non venissero neanche posizionate su dei nastri trasportatori ma accatastate in mucchi sul pavimento divisi per volo (in ogni caso di automatizzato non c’era proprio niente), era il “lontano” 2018 per cui penso che negli anni i terminal siano migliorati. Ciò che mi ricordo vividamente però è la frenesia, intesa in senso positivo, che emana quel posto.
Siamo atterrati di prima mattina per cui la prima tappa è stata l’albergo, in centro a Kathmandu del quale mi ricordo ancora perfettamente il buffet della colazione: enorme e incredibilmente buono.
Vista l’ora ci siamo subito messi in marcia per visitare Kirtipur, il tempio Bagh Bhairab e Swayambhunath un antico complesso religioso buddhista situato in cima ad una collina ad ovest della città, in linea d’aria i luoghi non sono distanti, ma il traffico, le strade accidentate e i cavi elettrici ad altezza uomo non aiutano di sicuro la viabilità.
Si, siamo rimasti incastrati con il pulmino tra i cavi elettrici così, pronti, partenza via.



Siamo rimasti in città per altri due giorni, durante i quali abbiamo avuto modo di assistere ad eventi incredibili. Il primo è stato al tempio Budhanilkantha, dove la metodica preparazione del dio Visnu e la preghiera dedicata ci hanno subito fatti immergere nella loro profonda cultura religiosa, dopo di ché la nostra preparatissima guida (Raj, sei stato mitico) è riuscita a farci entrare, nonostante la chiusura, al monastero di Kopan e al suo distaccamento femminile. Il giardino del complesso principale è davvero incredibile.



Successivamente siamo rientrati in città per visitare Durbar Square, la città vecchia ed attendere la vista della dea bambina, la Kumari Devi che alle 17 si mostra ai fedeli. Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando, in breve, una bambina “perfetta” di circa 4 anni, viene riconosciuta come vergine protettrice del Nepal e viene cresciuta all’interno di un antico palazzo di Kath fino a quando non si ferisce, si ammala o ha il primo ciclo mestruale, quando a quel punto viene sostituita dalla nuova Kumari. In realtà ovviamente è molto più complesso di così ma fatevi giusto bastare che si aspetta dentro a questo cortile fino a quando da una finestrella questa bimba non si affaccia a guardare gli spettatori e poi se ne va. Era essenziale? Probabilmente no; Ci ha lasciato qualcosa? Solo il pensiero che la bambina fosse molto triste; Lo rifarei? Probabilmente si, il fervore religioso che pervade il paese è davvero molto coinvolgente per chi dimostra un minimo di curiosità verso l’argomento per cui è davvero difficile non lasciarsi trasportare da questi momenti.

Ora arriva il primo carico da 90 di questo viaggio, il terzo giorno di prima mattina siamo stati al tempio di Pashupatinath, complesso sul fiume Bagmati dove si può assistere alle cerimonie funebri di cremazione. Non saprei neanche con che parole descrivere il momento se devo essere sincera perché anche vedendo la scena da dietro all’obiettivo della fotocamera mi sembrava surreale. La “religiosità” di questo complesso è incredibilmente tangibile e il silenzio che riecheggia tra i turisti la dice lunga su quanto colpisca questo momento. Per quanto possiate essere deboli di stomaco, io vi consiglio vivamente di non perdervi queste celebrazioni.




Processato il tutto, ci siamo spostati prima verso il tempio Gokarneshwor Mahadev nel villaggio di Gokarna dove i colori brillanti e le numerose donne in fila per la preghiera (qui si recano a pregare solo ed esclusivamente le donne) ci hanno trasmesso nuovamente la gioia e la frenesia nepalese prima di spostarci in uno dei luoghi più iconici dalla valle : Boudhanath.
Questo stupa oltre ad essere uno dei più grandi al mondo, è situato al centro di una piazza rotonda (o meglio hanno costruito le case attorno allo stupa in modo da mantenere questa sorta di rotonda pedonale intorno alla struttura) attorno alla quale, la maggior parte delle persone cammina rigorosamente in senso orario per tradizione. Qui la nostra guida si è di nuovo superata, presentandosi con un filo lungo 42 metri di “lung-ta”, le famose bandierine di preghiera e portandoci ad assistere ad una cerimonia musicale all’interno di uno dei templi. Per info l’intera fila di bandiere arrivava dallo stupa, ci è stata offerta in dono dai monaci amici di Raj ed è stata poi spartita in modo non esattamente semplice, in albergo. Lo staff era incredulo e avevano ragione, la hall è stata occupata in tutta la sua dimensione per parecchie ore per permetterci l’operazione.
In questa zona, consiglio di fermarvi anche in un laboratorio artigianale di Mandala per rimanere affascinati dalla loro tecnica (e portare a casa qualche splendido quadro).

Qui il traffico della valle di Kathmandu ci ha ricordato bene con chi avevamo a che fare ed infatti per percorrere i soli 5km che ci separavano dell’albergo ci abbiamo impiegato ben 1h e mezza.
Pokhara
A questo punto del viaggio ci siamo spostati per poter raggiungere l’inizio del nostro trekking sull’Annapurna Circuit, nei pressi appunto della seconda città nepalese per numero di abitanti.
Prima di arrivare in città però, come se 3 ore di strade di montagna sterrate, non fossero state abbastanza, presi dall’entusiasmo e felici come dei bambini con le caramelle, decidiamo di programmare un rafting lungo il fiume Trishuli (persi tra le valli nepalesi, nel bel mezzo del nulla più cosmico).
Per di più, non un rafting qualunque, ma almeno almeno 4/5 ore di rapide con tanto di sosta su un isolotto sperduto per il pranzo. Inutile dire che siamo stati divisi in due gommoni e pur non avendo capito nulla di ciò che i due istruttori ci avessero spiegato prima di partire, ci siamo scatenati in una sfida all’ultima remata. Fradici e un po’ rintronati per tornare al bus ci siamo anche dovuti arrampicare su da una scarpata e transitare su un meraviglioso ponte tibetano traballante per attraversare il fiume. Tutto magnifico e tutti salvi nonostante la riluttanza iniziale.
Quindi finalmente dopo 3 ore di viaggio, 5 di rafting e altre 3 di viaggio siamo arrivati a Pokhara, dove abbiamo giusto avuto il tempo di prendere le stanze, fare un breve briefing pre trekking e di corsa a cena prima di morire nel letto.
Il giorno dopo in realtà il gruppo si è diviso perché alcuni, facendo i giusti esami di coscienza che consiglio sempre, hanno preferito rimanere in città e visitare la zona mentre noi altri ci siamo diretti verso Nayapul, il punto di partenza del nostro cammino.

Trekking in Nepal
Qui si apre un enorme capitolo sui trekking in Nepal.
Nel nostro caso, essendo partiti ad Agosto e con un viaggio organizzato, la scelta dell’Annapurna Circuit è stata “imposta dall’itinerario predisposto, sicuramente però è stato pensato per includere Pokhara, che altrimenti sarebbe risultata fuori rotta, ma soprattutto perché nella stagione dei monsoni volare su Lukla non è così semplice, le condizioni meteo rischiano di lasciarvi a terra per parecchi giorni causando ritardi considerevoli per il viaggio e avendo noi delle date prefissate, diventava complicato da gestire. Considerate anche che l’aeroporto di Lukla è rinomato per essere uno dei più pericolosi al mondo, per cui ci penserei bene prima di prenotare.
La zona dell’Annapurna, del Mustang e del Dolpo essendo collegate via terra rimangono invece accessibili più facilmente anche in questi mesi piovosi.
In ogni caso dal 1° Aprile 2023 è obbligatorio avere una guida per visitare i dodici parchi nazionali e le sei aree protette del Nepal, inclusi il campo base dell’Everest, i circuiti dell’Annapurna e di Manaslu, per cui dovrete affidarvi ad un’agenzia specializzata e sarà già la medesima a consigliarvi il percorso migliore in base al periodo e alle vostre esigenze.
Se volete organizzare il viaggio per conto vostro e pensare al trekking solo una volta arrivati nel paese non vi preoccupate, Kathmandu e Pokhara sono piene di agenzie per tour e trekking che potete trovare anche su internet e social per cui avrete l’imbarazzo della scelta.
Servono davvero delle guide per visitare il paese?
Per chi se lo sta chiedendo, arrivati a questo punto dell’articolo, si, avere una guida è fondamentale.
Non solo per i trekking ma anche per i tour, perché neanche la più completa delle Lonely Planet potrà mai raccontarvi tutti i miti, le leggende e gli aneddoti sul Nepal come una guida locale e vi perdereste molto della loro cultura; soprattutto però nessuno come loro se la sa cavare nel traffico e con il nepali ed i vari dialetti, perchè no, non tutti parlano inglese.
Annapurna Circuit
Chiuso il momento mamma chioccia che dispensa i suoi consigli, torniamo a noi ed al nostro itinerario.
Come già detto il nostro viaggio prevedeva parte del trekking che porta al Campo Base dell’Annapurna, il nostro è stato un giro ad anello durato 4 giorni che è partito da Nayapul per concludersi ufficialmente a Birethanti, no non siamo arrivati al campo base perché di media ci vogliono 2 settimane per effettuare il giro completo e noi non avevamo tutto questo tempo, ma prima o poi tornerò a completare il circuito.
Essendo 15 partecipanti, siamo stati accompagnati da 3 guide, un numero adeguato visto anche il fatto che durante il cammino il gruppo si è diviso esattamente in 3 per il passo tenuto da ciascuno.
Vitale importanza l’hanno avuta gli Sherpa, che hanno portato i nostri zaini con il minimo indispensabile per questi 4 giorni mentre noi potevamo portarci lo stretto necessario per la giornata e in aggiunta la sera cucinavano per tutti (tra l’altro dei piatti incredibilmente buoni). Per 15 persone abbiamo predisposto 7 zaini, uno ogni due persone, che veniva direttamente portato alla destinazione finale della giornata (con dentro sacco a pelo, ricambi, ecc.) divisi tra 4 Sherpa oltre all’attrezzatura per cucinare organizzata dal gruppo di guide.
Noi abbiamo dormito in lodge tipici con sala comune riscaldata e stanze per lo più doppie o quadruple, minimaliste ma sempre decenti. La corrente veniva staccata intorno alle 22, la connessione ad internet se c’era era a pagamento, l’acqua calda insomma, dipendeva, ma bere un thè di fronte allo spettacolo naturale che queste valli regalano era davvero impagabile.
Bando alle ciance, che se vorrete fare quest’esperienza potete chiedermi sicuramente più info scrivendomi e comunque l’agenzia alla quale vi affiderete vi saprà dire tutto per filo e per segno, andiamo a vedere le tappe del nostro trekking.

Nayapul – Tikhedhunga – Ulleri
Il primo giorno si sviluppa così circa 500 metri di dislivello prima della tappa per pranzo a Tikhedhunga e altri 500 circa per raggiungere Ulleri a quota 2.100m slm. per un totale di circa 12km. Questa giornata è stata particolarmente soleggiata per cui ci siamo potuti godere la salita senza troppi problemi se non per il caldo afoso. Prima di cena un partita a carte e poi tutti a nanna perché il giorno seguente ci aspettava una tappa più lunga.
Ulleri – Banthanti – Ghorepani
Il secondo giorno non facciamo in tempo a sentire la sveglia che siamo già tutti a correre su per delle scalette a chiocciola del lodge per non perderci l’incredibile vista sull’Annapurna Sud, ebbene si finalmente riusciamo a scorgere una cima.
La giornata sembra più fresca di quella precedente e infatti non ci facciamo mancare un “paio” di momenti di pioggia. La salita di 10km circa è praticamente tutta a gradoni, prima di pranzo si fanno 200m di dislivello e dopo 600, per raggiungere il villaggio di Ghorepani, da dove saremmo dovuti partire per raggiungere il punto panoramico di Poon Hill, peccato che la pioggia non ci abbia mai abbandonato, per cui ci fermiamo nel lodge e passiamo il pomeriggio a staccarci di dosso i meravigliosi souvenir di questa tappa : le sanguisughe.
Ecco questi ripugnanti esseri pullulano le foreste nepalesi soprattutto nel periodo monsoni e sono pronte a lanciarsi dalle foglie, per atterrare su di voi e farsi strada verso la vostra pelle, attaccarsi e arrivare fino a destinazione con voi gustando un lauto pasto a base del vostro sangue.
Le buone notizie sono che non morirete e non vi procureranno neanche dolore, quelle cattive sono che fanno veramente schifo, sono viscide e staccarle non è così banale, ma con un po’ di sale vi libererete di loro mentre per le chiazze di sangue dovrete aspettare di rientrare in città e recarvi in lavanderia.
Poon Hill – Ghorepani – Deurali – Banthanti – Tadepani – Ghandruk
Terzo giorno, alle 5.30 ritentiamo di raggiungere Poon Hill per poterci godere l’alba, ma chiaramente piove a dirotto per cui nulla, partiamo per la tappa più dura del giro; altri 400m di salita e poi 1350m circa di discesa.
Oltre alle sanguisughe, sul percorso abbiamo guadagnato anche la compagnia di un cane, che evidentemente non sapeva cosa fare quel giorno e quindi perché non accompagnare degli sconosciuti per 20km; decisamente più in forma di noi, alla fine è diventata la nostra mascotte e ha anche dormito con noi.
Questa tappa è estenuante soprattutto se ogni 5 minuti cambia il meteo, devi toglierti le sanguisughe e devi costantemente essere concentrato a non cadere sui gradoni umidi. Arrivati al lodge però abbiamo anche avuto le forze per giocare a carte come da tradizione e di fare dei video di cronaca della sfacchinata che ancora adesso mi piegano in due dal ridere.
Finalmente però una gioia enorme, dopo una meravigliosa cena tradizionale, un vero e proprio banchetto, lo staff ci ha fatto trovare una splendida torta per festeggiare la quasi conclusione del trekking (ma proprio una torta con pan di spagna, panna, crema e decorazioni, non una roba in busta giusto infornata). Inutile dire che siamo rimasti tutti sbalorditi e con le lacrime agli occhi siamo andati a dormire prima dell’ultima tappa.



Ghandruk – Kimiche – Birethani – Nayapul
Eccoci finalmente all’ultimo giorno, ora sarebbe dovuto essere tutto in discesa no?
No, chiaro.
Il programma prevedeva di fare circa 400m di dislivello (sempre a gradoni eh, sia mai) per raggiungere Kimiche dove delle jeep ci avrebbero evitato gli ultimi kilometri, ma sorpresa!
La jeep era solo una, per cui solo 7 fortunelli sono riusciti ad evitarsi tutto ciò che è successo dopo.
Fatti un paio di kilometri il sentiero era stato interrotto da una frana a dir poco enorme che abbiamo dovuto superare, ovviamente allungando di brutto il percorso.
Inizialmente qualche local aveva già aggirato il problema creando un sentiero secondario, ma poco dopo il sentiero risultava nuovamente interrotto per cui è iniziata una serie di guadi nella melma, arrampicate su massi e terra crollati e camminate sull’orlo di precipizi che ci hanno messo a dura prova.
Tornati finalmente sul sentiero principale, incredibilmente sani e salvi, qualche caduta ma niente di grave, pensavamo che il peggio fosse andato; e invece ancora ponti tibetani, ammassi di tronchi traballanti e guadi di fiumi a piedi nudi. Insomma la tappa della speranza, ma siamo riusciti a vedere la luce dopo un bel po’ di ore e a sederci per pranzo prima di ripartire con il nostro pulmino viola verso Pokhara.
Finalmente seduti e intenti a goderci dei meravigliosi pisolini, tutto proseguiva per il meglio, fino a quando il pulmino non ha iniziato a segnalare un problema ai freni, che considerando le condizioni della strada, dei sorpassi, dei tornanti e chi più ne ha più ne metta, diciamo che non ci ha fatto proprio fare un viaggio all’insegna dell’allegria.
Ma di nuovo, il nostro mitico autista ci ha portati in albergo sani e salvi.
Credo che dopo tutta questa fatica e con tutto questo disagio siate ormai stanchi anche voi, per cui, sarà meglio riposarci e proseguire con il resto del viaggio nel prossimo articolo.
Perché no, non è finita qui.
A presto.





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