
Partiamo dal principio.
Mi piacerebbe avere per voi una di quelle storie strappalacrime alla Mangia,Prega,Ama, della serie che ho iniziato a viaggiare per ritrovare me stessa, per superare un trauma o per iniziare una nuova vita, ma la realtà è ben diversa e decisamente più in linea con la mia esistenza.
La realtà è che non c’è stato un vero e proprio motivo dietro alla mia prima partenza intercontinentale o meglio, non c’è un motivo speciale, perché qui di speciale non c’è proprio nulla se non il disagio trovato in giro per il mondo.
Ora voi direte “beh ma andare dall’altra parte del mondo è già speciale” ed è vero, c’è della fortuna dietro ai viaggi che faccio, ma i Paesi che visito sono sempre lì, da migliaia di anni, le loro abitudini e tradizioni sono così fin dall’alba dei tempi e al giorno d’oggi viaggiare è alla portata praticamente di tutti secondo i guru dei viaggi low cost, quindi, tornando al discorso principale non c’è niente di speciale.
Un giorno mi sono svegliata, ho fatto colazione, ho portato fuori il cane e guardando un mappamondo mi sono detta “perchè non andare un po’ più in là questa volta?” e così è stato.
Semplice e ordinario.
Il primo viaggio al di fuori dell’Europa è stato nel 2017, la mete iniziali dovevano essere il Sud Africa e il Mozambico da girare in 4×4, ma poi per una serie di (s)fortunati eventi è diventata lo Sri Lanka e da lì via, sempre più lontano, sempre più alla scoperta di cosa c’è un po’ più in là, alla volta del Nepal, dell’Alaska, delle Maldive, ecc.

E prima?
Prima grazie alle gite scolastiche degli anni del Liceo ho visitato diverse capitali europee, tramite alcuni programmi di alternanza scuola/lavoro mi sono innamorata dell’Inghilterra e con le vacanze di famiglia ho potuto ridere a crepapelle in mezzo al deserto del Nord Africa, e sicuramente avrò modo di raccontarvi anche di queste peripezie giovanili.

E ora?
Ora sto facendo il count down per la prossima partenza ma nel frattempo ho finalmente deciso di pubblicare questo blog, che in realtà giace impolverato nella memoria del mio pc dal lontano 2020, periodo in cui viaggiare ci mancava così tanto che per sentirne meno la nostalgia avevo iniziato a parlare delle mie avventure con voi, tramite Instagram.
Ora dopo 5 anni di corse in aeroporto, conversazioni in lingue sconosciute e stupore ad ogni nuovo paesaggio visto, forse, è giunto il momento di mettere tutti questi ricordi in un posto dove potrò vederli e riviverli ogni giorno, insieme a chi vorrà leggerli.

Prima di lasciarvi al prossimo articolo (che questa volta parlerà davvero di viaggi, promesso), vorrei ringraziare chi sicuramente non ha fatto qualcosa di semplice e ordinario nel crescermi, ovvero la mia pazza e poco numerosa famiglia.
Grazie mamma Paola, grazie papà Massimo e zia Sandra per avermi educata alla cultura dell’esplorazione e avermi lasciata libera.

“Viaggiare rende modesti.
– Gustave Flaubert
Ci mostra quanto è piccolo il posto che occupiamo nel mondo”





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